FONDAZIONE OLLIGNAN
Martedì 6 luglio 2010, dalle ore 20.30
A cena con Paolo Massobrio
al Centro agricolo di Ollignan:
cucina da gourmet a chilometri zero
con l'Accademia italiana della cucina
e l'Hotel "Bellevue" di Cogne
Ollignan, Quart (Aosta)
Martedì 6 luglio è stato un momento importante per il Centro agricolo per disabili della Fondazione Ollignan (Quart, Aosta) e per l'Institut agricole régional (Iar), socio fondatore: il critico enogastronomico Paolo Massobrio ha rinfrescato il suo legame con la Valle d'Aosta in una serata di degustazione, tra vitigni autoctoni e menu di prodotti freschissimi.
Alla cena, presso il Centro, sono stati invitati amici e sostenitori del progetto che valorizza il lavoro degli utenti disabili e il progetto a loro dedicato.
Le foto del "Centro agricolo Ollignan" e della manifestazione sono scaricabili qui.
«Abbiamo voluto condividere questo momento con gli amici - commenta il presidente della Fondazione Ollignan,
Gianfranco Trevisan -
anche perché ci stiamo preparando a nuovi progetti che condurranno ad una sempre maggiore apertura verso l'esterno. Intensificheremo le nostre produzioni, puntando sulle erbe officinali e sulla vigna che con la collaborazione dell'Institut agricole abbiamo iniziato a recuperare».
«E' una valorizzazione importante dell'operato degli utenti disabili - aggiunge l'assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali,
Albert Lanièce -
un modo per sostenere anche queste persone, con lavori e risultati alla loro portata, ma importanti anche per il resto del territorio».
«Intensificheremo anche l'ampiezza dell'approccio - concorda l'assessore regionale all'agricoltura e risorse naturali,
Giuseppe Isabellon -
con l'aggiunta, oltre alle galline, di piccoli allevamenti: stiamo pensando a capre ed asini».
Un momento privilegiato è stato l'incontro, amichevole e professionale con il critico
Paolo Massobrio, festeggiato con una cena a base di ingredienti degli orti e delle serre del Centro, dal riso alle verdure all'
"oeuf poché" su letto di legumi, fino alle ciliege in zuppetta con idromele, serviti con i vini dell'Iar: un
Cornalin e un
Passito rosé.
«Questa è la dimostrazione di una agricoltura molto ravvicinata - ha detto l'esperto di enogastronomia -
dove i prodotti trattengono la luce del sole, parlano del territorio e soprattutto qui in questo posto raccontano anche di una tensione alla bellezza, alla natura, il richiamo all'origine e alla dignità».
Prima di cena, Massobrio è tornato all'Institut agricole régional, dove aveva realizzato nel 1986 uno dei suoi primi articoli di settore, intervistando il canonico
Joseph Vaudan. I tecnici, il cantiniere
Diego Bétemps ed
Odoardo Zecca, responsabile del settore viticolo dell'Institut, hanno preparato una ricca degustazione, alla presenza di
Luigi Alessandro ed
Andrea Nicola dell'
Accademia italiana della cucina, iniziata con un profumatissimo
"Monchoisi" ed è culminato con il bordolese
"Syrah", il "tesoro della cantina".
«Io me l'aspettavo di trovare quelle sorprese che ho assaggiato - ha commentato Massobrio -
due anni fa alla finale dei cento migliori vini d'Italia noi avevamo tre vini dell'Institut Agricole e non sapevamo quale dei tre premiare. E' l'unica cantina dove abbiamo avuto questo imbarazzo. Oggi abbiamo assaggiato quindici vini e c'erano delle punte, delle originalità. Mi ha colpito ad esempio il bordolese fatto qui in Valle d'Aosta perché ci dice che siamo in un grande territorio del vino, questa è una terra votata al vino».
Le produzioni valdostane sono sempre di qualità ma limitate, al massimo duemila bottiglie l'anno:
«direi che in tempi di crisi dove le cantine sono piene - ha aggiunto -
dove ci sono regioni che hanno seri problemi la Val d'Aosta in questo momento è allineata e queste cosiddette poche bottiglie che ha nel suo carniere le può utilizzare proprio per diffondere quel turismo enogastronomico che anche in Val d'Aosta è giusto che prenda piede». L'approccio al vino è cambiato?
«Il modo di gustare i vini è cambiato moltissimo perché le leggi sulla guida hanno influito molto - ha concluso il critico enogastronomico -
la gente sta molto attenta e quindi se non torna l'oste di una volta, quello che sa come aprire una bottiglia di vino, che sa servirla, sa offrire il vino al bicchiere, il mondo del vino perde terreno. Certo è che qui siamo in Valle d'Aosta e viviamo momenti diversi di consumo: qui siamo solitamente in vacanza, in Val d'Aosta si viene per quello, è il momento in cui ti rilassi. Allora può entrare la conoscenza, la coscienza che siamo in una grande terra di vino».
Paolo Massobrio, milanese di origini monferrine, si occupa da oltre vent’anni, come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia.
La
Fondazione Ollignan nasce nel 1999 per iniziativa dell'
Associazione Valdostana Famiglie Portatori di Handicap, dell'
Institut Agricole Régional e della
Regione Autonoma Valle d'Aosta, con lo scopo di gestire un Centro agricolo per disabili.
Il Centro agricolo, nel villaggio omonimo, a 700 m. s.l.m nel Comune di Quart (Aosta), ha iniziato la sua attività nel 2001 sulla base di una convenzione che ne disciplina i rapporti con i servizi sociali regionali. Dal 2006 la Fondazione è stata riconosciuta quale Organizzazione non lucrativa di utilità sociale.
Il Centro agricolo persegue finalità di solidarietà sociale che consistono nell’offerta di inserimento lavorativo e nello svolgimento di attività occupazionali ed educative per i disabili.